GORAN BERTOK - HUNGER

 


"Per me la tragedia è l'essenza dell'arte occidentale" (G. B.)

Quanto è bello il brutto?

L'opera di Goran Bertok (nato nel 1963 a Capodistria, in Slovenia) rivela una profonda coerenza nella rappresentazione del corpo umano in alcuni aspetti limite della vita e, soprattutto, nella sua transitorietà. Mentre all'inizio si concentrava sulla creazione di scene con motivi di pratiche sessuali non convenzionali, soprattutto nel campo del sadomasochismo (serie "Omen", "Stigmata", etc.), in seguito si è dedicato a un'esplorazione più radicale della fisicità. Questo lo ha portato presto al tema finale: la morte fisica. A questo tema ha dedicato gran parte del suo lavoro, sia attraverso il confronto visivo diretto con i corpi in decomposizione ("PostMortem", "Visitors"), sia attraverso la ritrattistica di coloro che hanno sperimentato l'immediata vicinanza alla morte ("Survivors"). Presentando il corpo che si “muove” nelle immediate vicinanze della morte, come se avesse un “rapporto d'amore” con la morte, in qualche modo continua logicamente su questa linea nella serie "Hunger". La serie, tuttavia, non tratta di un classico duello tra Eros e Thanatos, poiché non c'è molto spazio per Eros mentre Thanatos domina, quindi possiamo solo parlare di “amore per la morte” come essenza ultima di tutto nel regno materiale.

[Testo di Dejan Sluga, traduzione D. A.]









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