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1981 (presso la Galerija Voćarska a Zagabria – marzo 1981)

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  La Galerija Voćarska era un nuovo spazio espositivo nella zona di Medveščak, Zagabria . La galleria, che era nata da poco, veniva presentata come luogo di informazione e promozione delle tendenze artistiche contemporanee e questo catalogo sembra fotografare una fase di convivenza , non ancora di separazione netta, fra arte “da galleria” tradizionale e pratiche più sperimentali. Negli anni ’70-80 jugoslavi questa coabitazione non è così strana: il sistema artistico era abbastanza articolato da permettere, nello stesso contenitore, pittura, scultura, disegno, fotografia concettuale, performance documentata, azione, oggetto, installazione. Non sempre le categorie erano rigide come nel mercato occidentale. Una galleria poteva presentare artisti ancora legati al mestiere pittorico/scultoreo e, accanto, figure che stavano lavorando sul corpo, sull’identità, sulla riproduzione fotografica, sulla critica dei media. In questo caso ho scelto quelle chiaramente più “eccentriche”: corpi mas...

FRANACO RELLA – MICROLOGIE, TERRITORI DI CONFINE

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  Il titolo di questo incontro è Micrologie, territori di confine . Vorrei spiegarvi cosa significa. Micrologia è la ragione di ciò che è piccolo, che può sfuggire ed è una cosa che io amo molto insieme ad un altro termine che è rifrazioni. Vale a dire quando si punta l'occhio su una cosa e la luce va a battere in una zona che prima non era illuminata. Io credo che uno dei compiti del pensiero sia proprio quello di esplorare queste zone che d'altronde hanno avuto, nel Novecento soprattutto, alcuni grandi momenti, cioè questa scrittura frammentaria, come il Minima moralia di Adorno, ma anche la poesia, che spesso si è avvicinata a quello che intendo per «micrologia». Ecco, territori di confine. Vedete, molti dei miei libri portano questo termine, addirittura uno s'intitola Limina , che vuol dire confine, limite. Oppure altri miei libri sono Ai confini del corpo , Le soglie dell'ombra , cioè spostarsi sui luoghi in cui in qualche modo si apre una tensione, un interstizio...

MARIA PLUCIŃSKA - IL MIO CORPO È COPERTO DA UNA MANCIATA DI TERRA (2024)

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  Garstką ziemi ciało moje przykryte (“Il mio corpo coperto da una manciata di terra”) è un film sperimentale della videoartista polacca Maria Plucińska. Non ha una trama narrativa tradizionale, ma una struttura meditativa e simbolica. Il film segue il viaggio compiuto da alcune suore, donne appartenenti a comunità religiose, dedite alla cura dei malati e dei marginali, che attraversano luoghi segnati dalla memoria della malattia e della morte, in particolare spazi legati ai lebbrosari, cioè luoghi di isolamento dei malati nel passato. Durante questo percorso accade qualcosa di quasi rituale: le donne ascoltano la voce proveniente dal ventre di una donna morta e questa voce diventa una sorta di guida che riflette sulla terra, sulla decomposizione e sulla trasformazione dei corpi. Il film propone una riflessione sulla vita che continua a operare proprio nei luoghi che la società tende a considerare morti o marginali. La decomposizione non viene presentata semplicemente come la fine ...

DER BLAUE REITER

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  C'è un tocco del fotografo August Sander in questa immagine, come il volto di un'epoca a metà tra la fotografia documentaristica e la fotografia sociale. Una fotografia perfettamente bilanciata, con un'inquadratura e una composizione notevoli. Un ritratto di famiglia in una domenica fredda e grigia. Il pomeriggio volge al termine e alcuni ospiti se ne vanno. È un ritratto che sa di nostalgia per un tempo passato. Una famiglia borghese, "ben allineata", manicotto, colletto, cravatta, abito a tre pezzi, bombetta... Il muro di mattoni, la ghiaia, il commercio di balaustre e l'edificio di fronte illuminano poco il luogo, ma contribuiscono all'eleganza della composizione. Le figure non guardano l'obiettivo, ma la fotografa. La fotografa è riuscita a catturare la loro attenzione, ma il loro atteggiamento rimane naturale; nei loro sguardi e nella loro vicinanza, percepiamo la stima che li unisce. Un'unica immagine, un unico momento, come immutabile, che...

MARGOT PILZ - L’ULTIMA CENA (Das Letzte Abendmahl, 1979)

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Questa performance dell'austriaca Margot Pilz (nata nel 1936) è uno dei lavori più emblematici del femminismo artistico dell’Europa centrale.  Pilz prende uno dei pilastri dell’immaginario occidentale – l’Ultima Cena, modello di autorità, sacralità e potere maschile – e lo sostituisce con una comunità di donne. Non si tratta però di una semplice parodia: è una vera e propria riappropriazione del rituale, trasformato da simbolo patriarcale a spazio di cura, maternità, condivisione e quotidianità femminile. Invece della ieraticità, si trovano: donne che parlano tra loro, donne che allattano, bambini in braccio e gesti domestici, affettivi, vitali. La sacralità non sparisce, ma viene trasferita dalla religione al vissuto femminile. Nella parte centrale della scena, al posto della figura “cristica”, non c’è un uomo, ma un bambino in braccio a una donna. È un gesto potentemente simbolico: la continuità della vita prende il posto del sacrificio, la cura diventa ciò che regge la comunità,...

GLI EGO-FUTURISTI

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  L'areopago Ego-futurista posa per la foto del 1° gennaio 1913. Ivan Ignatiev , nato nel 1892, è seduto di tre quarti sulla sedia; assomiglia vagamente a Oscar Wilde . Pavel Shirokov (1893-1963), l'uomo basso sulla destra, indossa una sorta di bombetta. Il suo sguardo sfuggente sembra perdersi nel vuoto. Nel 1914 pubblicò una poesia intitolata Viva la pubblicità, che recitava: « Nella strada, attraverso il flusso del rumore / irrompe un grido, come una luce / Comprate le poesie di Shirokov / Shirokov è il più grande dei poeti / Viva la pubblicità » . È difficile non percepire in quest'uomo un senso degli affari e una visione profetica dell'evoluzione dell'arte come valore di mercato! Vassilisk Gnedov (1898-1978) fissa l'obiettivo. È al centro e indossa un cappello russo. Sembra che indossi camicie sporche e sputi sulle persone, chiamandole idioti. Dmitri Krioutchkov (1887-1938) è in piedi a destra. Con i suoi occhialini sulla punta del naso, sembra un person...

MARIKA KUŹMICZ - ROSSETTO E VIDEOCASSETTE. GESTI EMANCIPATORI DELLE ARTISTE NEGLI ANNI SETTANTA NELLA REPUBBLICA POPOLARE DI POLONIA

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  UNA GENEALOGIA INVISIBILE: ARTISTE POLACCHE E MEMORIA CULTURALE   La storia dell’arte visiva in Polonia negli anni Settanta è, ancora oggi, una storia incompleta. Se da un lato si è affermata un’idea forte di avanguardia concettuale e sperimentazione formale , dall’altro è rimasto a lungo ai margini il contributo delle donne artiste: una genealogia frammentata, spesso non riconosciuta, ma determinante per comprendere a fondo le trasformazioni culturali del periodo. Siamo in un decennio in cui la retorica dell’ uguaglianza socialista proclamava la parità di genere, ma in cui le strutture istituzionali, accademiche e artistiche continuavano a riprodurre sistemi di esclusione e gerarchie patriarcali. Le donne erano presenti, sì, ma raramente riconosciute in quanto soggetti creativi autonomi. Dovevano spesso inventare spazi, mezzi e linguaggi propri, agendo all’interno di sistemi che non prevedevano la loro centralità, talvolta nemmeno la loro visibilità. L’emergere di pratich...