MARGOT PILZ - L’ULTIMA CENA (Das Letzte Abendmahl, 1979)


Questa performance dell'austriaca Margot Pilz (nata nel 1936) è uno dei lavori più emblematici del femminismo artistico dell’Europa centrale. 

Pilz prende uno dei pilastri dell’immaginario occidentale – l’Ultima Cena, modello di autorità, sacralità e potere maschile – e lo sostituisce con una comunità di donne. Non si tratta però di una semplice parodia: è una vera e propria riappropriazione del rituale, trasformato da simbolo patriarcale a spazio di cura, maternità, condivisione e quotidianità femminile.

Invece della ieraticità, si trovano: donne che parlano tra loro, donne che allattano, bambini in braccio e gesti domestici, affettivi, vitali.

La sacralità non sparisce, ma viene trasferita dalla religione al vissuto femminile. Nella parte centrale della scena, al posto della figura “cristica”, non c’è un uomo, ma un bambino in braccio a una donna. È un gesto potentemente simbolico: la continuità della vita prende il posto del sacrificio, la cura diventa ciò che regge la comunità, la “salvezza” passa attraverso la pratica quotidiana del nutrire e proteggere.

È una spiritualità incarnata, terrena, corporea. Nel 1979 questa immagine era radicale: sfidava frontalmente la simbologia cristiana, la tradizione della rappresentazione maschile e la struttura sociale patriarcale. Ma non lo faceva con violenza o iconoclastia: lo faceva aggiungendo, portando dentro la scena le donne reali, i loro corpi, i figli, il lavoro invisibile, la rete di affetti che tradizionalmente resta fuori dalla storia dell’arte.

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