MARIA PLUCIŃSKA - IL MIO CORPO È COPERTO DA UNA MANCIATA DI TERRA (2024)
Garstką ziemi ciało moje przykryte (“Il mio corpo coperto da una manciata di terra”) è un film sperimentale della videoartista polacca Maria Plucińska. Non ha una trama narrativa tradizionale, ma una struttura meditativa e simbolica. Il film segue il viaggio compiuto da alcune suore, donne appartenenti a comunità religiose, dedite alla cura dei malati e dei marginali, che attraversano luoghi segnati dalla memoria della malattia e della morte, in particolare spazi legati ai lebbrosari, cioè luoghi di isolamento dei malati nel passato. Durante questo percorso accade qualcosa di quasi rituale: le donne ascoltano la voce proveniente dal ventre di una donna morta e questa voce diventa una sorta di guida che riflette sulla terra, sulla decomposizione e sulla trasformazione dei corpi. Il film propone una riflessione sulla vita che continua a operare proprio nei luoghi che la società tende a considerare morti o marginali. La decomposizione non viene presentata semplicemente come la fine di un’esistenza, ma come un processo attivo di trasformazione, un lavoro silenzioso che avviene nella terra e nei corpi grazie all’azione di microrganismi e materia organica. In questo modo ciò che chiamiamo “morte” appare piuttosto come una fase diversa del ciclo della vita. Parallelamente il film mette in evidenza diverse forme di invisibilità: quella dei malati storicamente esclusi dalla società, quella del lavoro di cura svolto spesso da donne — come le religiose — e quella, ancora più nascosta, dei processi biologici che agiscono all’interno dei corpi vivi e morti. Tutte queste dimensioni condividono una condizione di marginalità, pur essendo fondamentali per la continuità della vita. La terra diventa così una sorta di archivio materiale della memoria: conserva i corpi, le tracce della storia e le trasformazioni della materia. Il film invita quindi a cambiare sguardo e a riconoscere che proprio in ciò che solitamente resta invisibile — la malattia, la cura, la decomposizione — si manifesta una forma profonda e continua di vita.
Maria Plucińska è un’artista e regista polacca contemporanea, attiva nel campo delle arti visive e del cinema sperimentale. Il suo lavoro esplora il rapporto tra corpo, materia e memoria, combinando elementi di narrazione collettiva e rielaborazione femminista della storia. La pratica di Plucińska si concentra sull’interazione tra oggetti, testi e immagini in movimento. Le sue opere riflettono un interesse per i resti materiali e simbolici del passato, spesso trasformati in narrazioni di rinascita e decadenza. Attraverso un linguaggio filmico non lineare, l’artista interroga la memoria e la corporeità come luoghi di resistenza e metamorfosi.







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